Il vero insegnamento di Benedetto XVI su Giuda Iscariota

04.02.2013 10:39

 

Il vero insegnamento di Benedetto XVI su Giuda Iscariota

 

Amici Lettori,

questo articolo nasce da una richiesta di aiuto di una lettrice che, alla pagina dedicata al "Libro degli ospiti", così ci ha scritto:

Carissimo Staff del blog, da due settimane sto diventando matta per poter risolvere un grave dubbio del mio parroco che però mi attribuisce come ignoranza.

I fatti son questi: il 26 agosto 2012 il Papa ha fatto un angelus in cui alla fine ha parlato di Giuda e del suo problema con Gesù, del tradimento. Il nostro parroco, mentre due settimane fa ci ha fatto una catechesi, ci ha detto che anche il Papa è d'accordo che Giuda "fu tradito da Gesù" perchè visto che Gesù sapeva che egli lo avrebbe tradito, sapeva quindi della sua debolezza, lo aveva già perdonato e quindi anche salvato, perchè Gesù si servì della debolezza di Giuda per mandare avanti il suo piano. Giuda lo comprese e si sentì tradito e così si vendicò.

Appena abbiamo finito l'incontro, dopo il primo shock io con un'altra catechista siamo andate dal parroco a chiedere spiegazioni.

Lui ci ha dati due giornali (capite? per spiegare il Papa ci ha rimandato a due giornali!!!!) con un titolo tremendo: Benedetto XVI riscrive la teologia: Gesù ha tradito Giuda!

messo tra virgolette pensavamo che si trattasse di una frase fedele, ma andando a leggere il testo sul sito del vaticano, la frase non esiste e il Papa disse una cosa diversa.

Ora vi chiediamo di aiutarci a dare una risposta netta al nostro parroco per convincerlo che la sua interpretazione e la sua catechesi a noi, è sbagliatissima!!

La nostra piccola comunità con 14 fra catechisti e diaconi, si sta dividendo per chi dice una cosa e sta con il Papa e chi appoggia il parroco dicendo che il Papa ha riscritto il caso di Giuda.

Aiutateci

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Dopo averle dato una breve risposta le abbiamo promesso un articolo più dettagliato perché l'argomento lo merita, ritenendo di fare così un servizio alla Carità - nella Verità non solo a chi lo ha richiesto, ma anche a Voi che leggete.

Come è stato già spiegato la frase usata dal titolo di alcuni giornali: "Gesù ha tradito Giuda": l'Angelus choc di Benedetto XVI - 27.8.2012

è un falso!

Questa frase non è mai stata pronunciata dal Santo Padre!

Basterebbe questo per mettere a tacere tutto, ma a quanto dimostrato dalla richiesta di aiuto, solo due settimane or sono un Parroco ha dimostrato di essere caduto lui nella trappola delle frasi ad effetto, e ci preoccupa davvero pensare a quanti, fra Clero e Laici, sono forse ancora convinti che il Papa abbia espresso quella frase!

Da qui la convinzione che forse era meglio dedicare un articolo non sul fatto in sé che è parte di quella propaganda modernista, quanto piuttosto sul testo del Pontefice a dimostrazione della sua perfetta dottrina nella Tradizione.

 

Angelus del 26.8.2012

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2012/documents/hf_ben-xvi_ang_20120826_it.html

il passo integrale originale:

"Infine, Gesù sapeva che anche tra i dodici Apostoli c’era uno che non credeva: Giuda. Anche Giuda avrebbe potuto andarsene, come fecero molti discepoli; anzi, avrebbe forse dovuto andarsene, se fosse stato onesto. Invece rimase con Gesù. Rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro. Perché? Perché Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese. Il problema è che Giuda non se ne andò, e la sua colpa più grave fu la falsità, che è il marchio del diavolo. Per questo Gesù disse ai Dodici: «Uno di voi è un diavolo!» (Gv 6,70). Preghiamo la Vergine Maria, che ci aiuti a credere in Gesù, come san Pietro, e ad essere sempre sinceri con Lui e con tutti".

 

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Un giornale, commentando a caldo l'Angelus in questione, scriveva:

"Papa Benedetto XVI prova a risolvere il mistero del tradimento di Giuda nei confronti di Gesù. E lo fa con una tesi sorprendente: "Giuda voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani, ma Gesù aveva deluso queste aspettative. Così, sentendosi tradito da Gesù, Giuda decise che a sua volta lo avrebbe tradito". E' questo dunque il Ratzinger-pensiero..."

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Onestamente leggendo non riscontriamo nella frase alcuna tesi "sorprendente".

Per i Media la "tesi sorprendente" risiederebbe nella motivazione politica attraverso la quale il Papa avrebbe attribuito il tradimento di Giuda nella sua appartenenza ad uno schieramento politico e partitico del suo tempo, dando così a questa immagine l'assolutismo e il motivo del suicidio.

In verità le cose non stanno così. Il Papa innanzi tutto ha fatto delle ipotesi ma nello spiegare le domande che pone non si dissocia affatto dal vero motivo perché Giuda tradì e si impiccò.

Basta infatti prendere la "Spiegazione del Catechismo  di San Pio X" di Padre Dragone, timbrato Soc. San Paolo, 7.3.1963 - Sac. G.Alberione, con Imprimatur e leggere in diverse pagine, specialmente pag.225 alla voce: perché il peccato grave si chiama mortale?

Nell'esempio di "peccato grave" leggiamo, dopo la citazione di Atti 1,15-19 dove si parla del suicidio di Giuda: "Giuda indubbiamente andò perduto, perché Gesù Cristo lo chiama "figlio della perdizione" (Gv.17,12).

Il Papa Benedetto XVI nell'Angelus dice: "...avrebbe forse dovuto andarsene, se fosse stato onesto. Invece rimase con Gesù. Rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro".

Non c'è una "tesi sorprendente" nelle parole del Pontefice, semmai c'è una più chiara presa di posizione, laddove vi fosse ancora qualcuno nel dubbio, che Giuda agì con deliberato consenso, agì in modo disonesto e la sua colpa fu la falsità.

Dice infatti il Papa ancora nell'Angelus inquisito:

"Il problema è che Giuda non se ne andò, e la sua colpa più grave fu la falsità, che è il marchio del diavolo. Per questo Gesù disse ai Dodici: «Uno di voi è un diavolo!» (Gv 6,70)".

Diverso fu quando Gesù ammonisce Pietro non solo a riguardo della profezia del rinnegamento, ma anche quando gli dice: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt.16,23), Gesù non gli dice " che è un diavolo", ma che in quel caso, avendoLo tentato per non recarsi a Gerusalemme e lasciarsi crocifiggere, Pietro stava ragionando come satana.

Vi è infatti poi la conferma di Gesù che prega per Pietro affidandogli il compito di "confermare gli altri" nella medesima fede che aveva prima professato, illuminato dalla Grazia (cfr Lc.22,31).

Come ben si legge siamo davanti alla conferma di ciò che i Padri hanno sempre pensato ed insegnato su Giuda.

Leggiamo alcuni brevi passi:

- Dal testo del Ricciotti, pag. 687:

"Avvenne tutto secondo il convenuto. Gesù stava ancora parlando con gli apostoli appena svegliati, quando Giuda entrò nel giardino, seguito a poca distanza dalle guardie; si avvicinò a Gesù e lo baciò, esclamando : « Io ti saluto, o Maestro! »".

Il tradimento era consumato. Il sudore della mortale agonia era ancora raggrumato sulla fronte del Signore.

Secondo il testo greco, Giuda avrebbe moltiplicato i baci sul volto di Gesù. La brama del tradimento lo divorava dentro, mentre fuori si moltiplicavano i segni dell'amore per ingannare chi lo stesse vedendo.

 

- San Giovanni Crisostomo dice: « Giuda, con quei baci prolungati, volle ingannare gli apostoli. Si staccò dalla ciurmaglia, si avanzò solo, quasi a farsi credere arrivato nel Getsemani a caso ».

- Sant'Ambrogio scrive: « Col segno dell'amore Giuda inflisse la ferita; col gesto della carità effuse il sangue; con lo strumento della pace colpì a morte! Il servo ha tradito il suo Signore; il discepolo, il suo maestro; l'eletto apostolo, il suo creatore » (In Le, libro X, n. 63.)

- " « Amico! » Bastava mutare quel bacio di tradimento in un sospiro di fiduciosa contrizione e Gesù avrebbe stretto fra le sue braccia quel figlio della morte e gli avrebbe ridato la vita. Ma quel sospiro di fiduciosa contrizione non fu emesso. Gesù non finse. Lo chiamò « amico ». Volle far capire a Giuda che da parte sua teneva aperto il cuore; che lo amava di vero amore. Ma quell'infelice, dopo tale segno di benignità e di mansuetudine, rimase insensibile e crudele più d'una belva.

Sant'Agostino dice: « Giuda! baci e insidii ti fingi amico e sei traditore! »" (Mons . Gorla, o.c, pp. 274-275).

 

E c'è anche un'altra frase del Pontefice che ci aiuta, piuttosto, a comprendere l'insegnamento dei Padri della Chiesa sul caso Giuda, dice:

" Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese..."

Quindi è Giuda che tradisce perché si sente tradito da Gesù circa le sue aspettative. Giuda non credeva che Gesù fosse vero Dio!

Egli "non credeva nella divinità di Gesù", ripetono sant'Ambrogio e sant'Agostino.

Se avesse creduto, avrebbe avuto coscienza che il Maestro divino gli leggeva nel cuore; avrebbe chiesto a Lui perdono. Non chiese perdono, perché era convinto che Gesù fosse un illuso. Questa mancanza di fede nel divin Maestro, lo indusse a venderlo al sommo sacerdote.

E cosa dice il Pontefice Benedetto XVI nell'Angelus a riguardo di ciò che pensava Giuda? che "Gesù aveva deluso queste attese".

Inoltre sono gli Evangelisti che presentano Giuda come ladro, come amministratore fraudolento della cassa comune.

Un giorno Gesù andò a Betania dalle sorelle di Lazzaro. Durante il convito, Maria entrò nella sala, recando un vaso d'alabastro contenente 327 grammi di nardo autentico di gran valore, valutato più di 320 lire in oro. Giunta al divano di Gesù, spezzò il collo del vaso ed effuse abbondantemente il profumo sul capo e sui piedi del Signore. Questa prodigalità sorprese Giuda, il quale protestò apertamente, affermando : « Perché questo sciupio d'unguento? Lo si poteva vendere per 300 denari, e dare il ricavato ai poveri!» ("). Ma alla protesta di Giuda, san Giovanni scrive: «Disse però questo, non perché gl'importava dei poveri, ma perche era ladro, e avendo egli la cassetta asportava le cose messevi dentro » ( cfr Gv. 12,6).

Dunque Giuda era ladro, e sottraeva il denaro della cassa comune. Ma, oltre che essere ladro, era incancrenito nell'avarizia (uno dei 7 vizi capitali) : « più di 300 denari » era una somma cospicua, quasi un anno intero di salario d'un operaio, e il ladro al vedersi sfumare questa bell'entrata scattò facendosi scudo dei poveri, tanto che Gesù dovette intervenire per frenare quella avidità e quella falsità, e la Sua bontà fece in modo di non umiliare pubblicamente Giuda ma affermando che in quell'ora Santa era giusto spendere per adorare il Corpo del Signore perché "i poveri li avrete sempre fra voi".

 

Vi è da dire che, come leggiamo nei Vangeli, Giuda "si pentì" di quanto aveva fatto.

Qui può scattare in molti il dubbio: ma se si è pentito allora si è salvato?

La Chiesa non ha il compito di condannare o la missione di mandare la gente all'Inferno, tuttavia ammonisce che l'Inferno esiste e ci si va a determinate condizioni.

Qualcuno usa maldestramente anche la Catechesi del Mercoledì  -18.10.2006 -dedicata a Giuda nella quale il Papa Benedetto XVI dice:

 ".. gli evangelisti insistono sulla qualità di apostolo, che a Giuda competeva a tutti gli effetti: egli è ripetutamente detto “uno dei Dodici” (Mt 26,14.47; Mc 14,10.20; Gv 6,71) o “del numero dei Dodici” (Lc 22,3).

Anzi, per due volte Gesù, rivolgendosi agli Apostoli e parlando proprio di lui, lo indica come “uno di voi” (Mt 26,21; Mc 14,18; Gv 6,70; 13,21). E Pietro dirà di Giuda che “era del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero” (At 1,17).

Si tratta dunque di una figura appartenente al gruppo di coloro che Gesù si era scelti come stretti compagni e collaboratori. Ciò suscita due domande nel tentativo di dare una spiegazione ai fatti accaduti.

La prima consiste nel chiederci come mai Gesù abbia scelto quest’uomo e gli abbia dato fiducia. Oltre tutto, infatti, benché Giuda fosse di fatto l’economo del gruppo (cfr Gv 12,6b; 13,29a), in realtà è qualificato anche come “ladro” (Gv 12,6a).

Il mistero della scelta rimane, tanto più che Gesù pronuncia un giudizio molto severo su di lui: “Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!” (Mt 26,24).

Ancora di più si infittisce il mistero circa la sua sorte eterna, sapendo che Giuda “si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»” (Mt 27,3-4).

Benché egli si sia poi allontanato per andare a impiccarsi (cfr Mt 27,5), non spetta a noi misurare il suo gesto, sostituendoci a Dio infinitamente misericordioso e giusto.

(..)

 Giovanni dice espressamente che “il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo” (Gv 13,2); analogamente scrive Luca: “Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici” (Lc 22,3).

In questo modo, si va oltre le motivazioni storiche e si spiega la vicenda in base alla responsabilità personale di Giuda, il quale cedette miseramente ad una tentazione del Maligno. Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Gesù lo ha trattato da amico (cfr Mt 26,50), però, nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forzava le volontà né le premuniva dalle tentazioni di Satana, rispettando la libertà umana.  

In effetti, le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molte. L'unico modo di ovviare ad esse consiste nel non coltivare una visione delle cose soltanto individualistica, autonoma, ma al contrario nel mettersi sempre di nuovo dalla parte di Gesù, assumendo il suo punto di vista.

Dobbiamo cercare, giorno per giorno, di fare piena comunione con Lui. Ricordiamoci che anche Pietro voleva opporsi a lui e a ciò che lo aspettava a Gerusalemme, ma ne ricevette un rimprovero fortissimo: “Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” (Mc 8,32-33)! Pietro, dopo la sua caduta, si è pentito ed ha trovato perdono e grazia. Anche Giuda si è pentito, ma il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione..."

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Anche nel 2006 si scrisse che "il Papa aveva assolto Giuda" estrapolando la frase: "Benché egli si sia poi allontanato per andare a impiccarsi (cfr Mt 27,5), non spetta a noi misurare il suo gesto, sostituendoci a Dio infinitamente misericordioso e giusto",

ma è falsa anche questa interpretazione perché è sempre stato vero che non spetta neppure al Papa condannare Giuda "uno dei Dodici", all'Inferno. Il Papa può solo ammonire e ricordare, come è attraverso il Catechismo, che esistono delle gravi condizioni per le quali si va all'Inferno.

I Padri stessi non hanno mai detto che "Giuda è all'Inferno" ma hanno sempre detto che la sua posizione è quella del dannato. Se poi ci sia finito o meno, all'Inferno, questo spetta solo a Dio. La vicenda di Giuda ci insegna molte cose ed è ammonizione per noi per non imitarlo, quindi Giuda non è un santo e non è da imitare.

 

La eventuale condanna di Giuda non sta nel "tradimento" in sé del quale si è pentito, ma risiede in una situazione generale nella quale Giuda convive disperando (=suicidio) proprio di quel perdono perché non vedeva in Gesù il "Verbo-Dio Incarnato" ma il liberatore politico che lo aveva deluso. Giuda non si convertì, per questo si impiccò.

In Giuda vi erano due amori : uno per il danaro, l'altro verso la persona di Cristo stesso, certamente gli era affezionato, aveva assaporato che stare con il Cristo non mancava nulla e si stava bene.

Infatti senza quest'amore verso Gesù non si spiega la fine stessa del traditore.

Se Giuda avesse tradito Cristo unicamente mosso dall'interesse per la Sua divinità salvatrice, non si comprenderebbe perché il traditore « restituì il lucro, rinnegò tutto il suo tradimento, si abbandonò alla disperazione, si suicidò ».

Se Giuda non avesse sentito per Gesù un amore tanto grande quanto quello per il danaro, non avrebbe restituito il denaro né affermato che aveva "tradito un innocente".

Il punto dolente è che l'amore di Giuda per Gesù non era quell'amore generoso di Pietro il quale pur rinnegando Gesù, si pentì davvero e "pianse amaramente".

Pietro non aveva rinnegato il Maestro per scopi venali, o perché lo riteneva il liberatore dal giogo romano, ma perché "ebbe paura".

La situazione è ben diversa. Il cuore di Pietro soffre davvero per l'Uomo-Dio, Pietro è in quel momento confuso. Certo, Gesù lo aveva avvertito che lo avrebbe rinnegato, ma come poteva comprendere Pietro che il tutto sarebbe accaduto in una notte e in un modo così incomprensibile? La paura prese il sopravvento, ma quando incontrò lo sguardo di Cristo, comprese la profezia e "pianse amaramente" scappò ma non era disperato, scappò rinchiudendosi nel Cenacolo per attendere cosa fare, come rimediare. Pietro non aveva perduto la speranza! Si pentì e si convertì.

In Giuda invece non vi era nel suo amore per Gesù alcunché di sacro; un amore che — mentre lo spingeva al tradimento — lo legò ancora talmente a Gesù stesso che Giuda si pentì è vero, ma rimase nella disperazione e si uccise perché non credeva possibile rimediare alla sua posizione.

Ecco perché la peggiore iniquità di Giuda non consistette tanto nel vendere Gesù, quanto nel disperare del suo perdono.

Questo suicidio fu come un rifiuto alla mano tesa dal Cristo.

"Questo disperare del perdono dimostra che Giuda aveva per il Giusto da lui tradito un'altissima stima, la quale gli fece misurare l'abissale nefandezza del delitto commesso ; una stima però incompleta e quindi ingiuriosa, perché Giuda riteneva Gesù incapace di perdonare al traditore. Gesù fu ingiuriato da Giuda dal suo disperare il perdono : qui fu l'oltraggio sommo ricevuto da Gesù e l'iniquità somma commessa da Giuda" ( Ricciotti, o.c, pp. 646-648 ).

Ad essere più pignoli Giuda commise quel peccato contro lo Spirito Santo: disperare nella salvezza, che è imperdonabile non da parte di Dio ma del soggetto che non si perdona dopo il pentimento, dispera della salvezza e chiude la porta a Dio.

Leggiamo ancora cosa dicono i Padri della Chiesa:

- San Giovanni Crisostomo: « Più ingrato, più perfido, più ostinato di tutti fu Giuda. Atterrato con gli altri, rialzato con loro, non si ravvide, non si converte. Anzi, alla durezza d'animo, aggiunse l'empietà, l'ipocrisia, l'insulto! L'avarizia gli fece perdere totalmente la fede! » ( Omelia LXXXII, In Gv. )

- San Bernardo: « Misericordia, pietà, clemenza del mio Dio! Come in questo fatto manifesti la tua tenerezza! Come una madre amorosa, la quale, vedendo vicino a cadere il bambino, corre ad arrestarlo sull'orlo del precipizio, così Gesù, vedendo il suo discepolo sul punto di consumare la sua riprovazione e piombare nell'inferno, adoperò verso di lui, tutti i tratti della sua carità per riconquistarlo alla salute, alla grazia, alla vita! » (Sermone, De Passione.).

- Sant'Agostino: « O Giuda, che infamia è mai la tua! Usare il segno della pace, per rompere il sacramento della pace! Il segno dell'amore, per arrecare la morte! » (Sermone XV, De tempore. ).

- Sant'Ambrogio: « Giuda, come osi appressare le tue immonde labbra a quel volto, cui, con tanta riverenza, osarono appressarsi le labbra purissime di Maria? Come versi il fiele della perfidia su quella bocca divina, da cui discende la grazia e la vita? Come cambi, in segno di tradimento, l'espressione dell'amicizia, il sigillo della fedeltà » (In Salmo, XXXIX ).

- San Bernardo: « 0 Dio d'infinita tenerezza e bontà! Che degnazione la tua di avere, non solo chiamato amico il tuo traditore, ma ancora di avere applicato dolcemente la tua bocca divina — che non conobbe mai inganno — ad una bocca d'inferno, dalla quale non esce che malignità e perfidia!» (Sermone, De Passione).

- San Giovanni Crisostomo: « Gesù, dicendo al traditore : " Giuda, con un bacio tradisci il figlio dell'uomo? ", dimostra al traditore che, lungi dall'essere adirato con lui, lo compassiona, lo compiange, lo vuole salvo; poiché, chiamandolo per nome, dimostra a lui un segno di premura, di affezione, di amore » ( Cateti., In Le ).

- San Bernardo: « Gesù non dimostrò ripugnanza di lasciarsi avvicinare dal traditore; non si scostò da lui; non torse il viso; non allontanò la fronte. Anzi gli andò incontro; si piegò su di lui; lo abbracciò; ricevette il suo bacio » ( Sermone, De pass. Dom).

- San Massimo: « Giuda, non potendo liberarsi dal supplizio dì una vita rea di sì grande delitto, disperando di correggersi, non ebbe più forza di sopportarsi. Da reo, si fece giudice del suo delitto ed esecutore della sua condanna, poiché non poteva perire più degnamente un Giuda che per le mani di Giuda» ( Sermone II, De Passione ).

- San Leone Magno: « Giuda, come peccò nell'interesse della sua avarizia, così non si pentì che nell'interesse del suo orgoglio. Peccatore e penitente, Giuda fu sempre l'idolo di se stesso. La sua penitenza offese Dio più dello stesso suo peccato. Fu essa un peccato novello, ed il maggiore di tutti i peccati. Questa sua penitenza, invece di cancellare la sua colpa, l'aggravò e vi pose il sigillo » ( Sermone V, De Passione ).

 

Dobbiamo chiederci dunque: cosa insegna a noi il caso di Giuda?

A guardarci dall'ingratitudine e dall'avarizia, dal peccato contro lo Spirito Santo.

Le passioni umane conducono alla disperazione. Giuda, possiamo dire, fu il primo a dimostrarci l'autenticità delle parole di San Paolo:

1 Cor 11,27-30 “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna.

È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti”.

L’autorevole Bibbia di Gerusalemme commenta quest’ultimo versetto con le seguenti parole: “Paolo interpreta un’epidemia come una punizione divina per la mancanza di carità che ha reso l’Eucaristia impossibile”.

Giuda si pentì, ma non si convertì, egli agì in quel modo perché non si convertì.

Pentirsi e convertirsi sono due atti diversi: ci si può pentire per un gesto compiuto, ma per salvarsi non basta, occorre la riparazione del gesto compiuto.

Pietro quando rinnegò Gesù si pentì e pianse amaramente convertendosi e aspettando cosa potesse fare per porre rimedio a quel gesto ed infatti morì martire in nome di Cristo; anche Saulo dopo il pentimento si convertì diventando un grande apostolo e morendo martire;

Giuda pur pentendosi non attese cosa dovesse fare, non si convertì a Cristo, attese piuttosto dai sacerdoti una parola di pietà dopo il pentimento e la restituzione dei 30 danari. Non ricevendo compassione da loro, corse disperato ad impiccarsi.

 

Così dice Sant'Agostino: "Giuda consegnò Cristo e fu condannato. Giuda consegnò e viene condannato: il Padre consegnò il Figlio e viene glorificato. Giuda, ripeto, consegnò il Maestro e viene condannato: il Figlio stesso si consegnò e viene lodato.  (..) Che fece dunque Giuda? Che fece quindi di buono? Da lui si fece derivare il bene, ma non lo fece da sé. E infatti Giuda non disse: Consegnerò Cristo perché sia salvo il genere umano. In Giuda fu l'avarizia a consegnare, in Dio la misericordia. A Giuda venne corrisposto solo quel che fece, non quello che Dio fece di lui" (Disc. 301).

 

 

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