Storia del Battesimo chiarimenti sul Limbo

09.06.2013 09:32

 

BATTESIMO AI BAMBINI STORIA E CATECHESI

 

La prima questione sul Battesimo, dopo gli eventi del Cristo morto e Risorto, viene suscitata in seno al collegio degli Apostoli e riportato in Atti 15, un evento questo considerato come il "primo Concilio di Gerusalemme" nel quale gli Apostoli prendono una decisione vincolante per tutta la Chiesa: la sostituzione della Circoncisione con il Battesimo in Cristo e di Cristo.

"Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mosè, non potete esser salvi».

Poiché Paolo e Barnaba si opponevano risolutamente e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Barnaba e alcuni altri di loro andassero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione...." (Atti15,1 e ss.), da allora la frase cambierà con questo monito: «Se non vi fate battezzare non potete esser salvi».

Ci vorranno quasi centocinquanta anni prima che questa prassi diventi uguale e vincolante per tutta la Chiesa, poiché molti Cristiani provenivano dal giudaismo e quindi molti erano già circoncisi e continuavano ad obbligare i convertiti che frequentavano le loro sinagoghe, alla circoncisione oltre che al Battesimo.

Fu quindi una presa di coscienza lenta e faticosa, ma inesorabilmente possiamo dire che fu il primo dogma impartito dalla Chiesa.

Da qui possiamo snocciolare tutta la storia sul Battesimo nella vita della Chiesa: l'uso per aspersione o per immersione, a grandi e piccini. Sì, fin dal primo secolo, fin dalla prima ora, la Chiesa ha battezzato sempre anche i bambini quando, naturalmente, questi provenivano da famiglie che, convertendosi si facevano battezzare con tutta la famiglia.

"Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare" (Atti 18,8). La richiesta al Battesimo per loro bambini, partiva sempre da una volontà libera e cosciente dei genitori o dei tutori.

Il fatto che per i primi secoli sono spesso citati solo gli adulti come sant'Agostino ed altri che si facevano battezzare in età adulta, non vuol dire che ai bambini non si dava. Questo derivava dal fatto che i convertiti adulti provenienti spesso da famiglie pagane o giudaiche avevano conosciuto Cristo in età adulta e la famiglia non si era certo preoccupata di dare loro, da bambini, il Battesimo. Inoltre sono le loro biografie ad aver intessuto le storie sulla dottrina della Chiesa come appunto sant'Agostino, e sono loro che ci raccontano questi fatti, è ovvio pertanto che non avremmo testimonianze di bambini atti a raccontarci sul loro battesimo.

 

Quindi, la questione del Battesimo ai bambini fu risolto immediatamente da quel primo Concilio di Gerusalemme, quando il Battesimo andò a sostituire la circoncisione, sia nel Nuovo Testamento quanto nella Patristica non troveremo la discussione sul fatto che il Battesimo non doveva essere dato ai bambini, esso infatti sostituendo la circoncisione, non sostituiva l'età di questa che veniva fatta all'ottavo giorno del nascituro: "All'ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni» (Lc.1,59-60); così avvenne anche per Gesù: "Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù" (Lc.2,21).

Non si sostituiva l'età, ma veniva introdotto, dagli Atti degli Apostoli cap. 15, il nuovo Sacramento della vera salvezza.

 

Perché allora ancora oggi abbiamo questa discussione, spesso col mondo pentecostale e protestante, sulla questione del Battesimo ai bambini?

Semplice, perché invece di ascoltare la Chiesa e sottomettersi al suo insegnamento, si preferisce discutere e opporre resistenza, dando origine alle proprie opinioni ed interpretazioni assunte come verità. Si denuncia e si nega alla Chiesa il diritto ad insegnare e trasmettere la verità, per poi rivendicare a se stessi una infallibilità poggiata sulle proprie opinioni.

A spiegarci tutto questo è il grande sant'Agostino in diversi interventi.

Il 12 aprile 2013 Papa Francesco, ricevendo la Pontificia Commissione biblica, proprio quella che raccoglie gli esegeti e i teologi per l'interpretazione della Scrittura, ha ribadito loro questi concetti fondamentali:

"Proprio perché l'orizzonte della Parola divina abbraccia e si estende oltre la Scrittura, per comprenderla adeguatamente è necessaria la costante presenza dello Spirito Santo che «guida a tutta la verità» (Gv 16,13). Occorre collocarsi nella corrente della grande Tradizione che, sotto l'assistenza dello Spirito Santo e la guida del Magistero, ha riconosciuto gli scritti canonici come Parola rivolta da Dio al suo popolo e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze (..) 

La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Ambedue infatti, scaturendo dalla stessa divina sorgente, formano, in un certo qual modo, una cosa sola e tendono allo stesso fine. Infatti, la Sacra Scrittura è Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l'una e l'altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza. (..)

Ciò comporta l'insufficienza di ogni interpretazione soggettiva o semplicemente limitata ad un’analisi incapace di accogliere in sé quel senso globale che nel corso dei secoli ha costituito la Tradizione dell'intero Popolo di Dio..."

 

Perciò parliamo chiaro da subito: o si accetta di procedere in questo modo insegnato dalla Chiesa e ripetuto da tutti i Papi, compreso il Pontefice regnante, oppure ci si assuma la responsabilità davanti a Dio riconoscendosi "fuori" della Chiesa, perché chiunque voglia mantenere il riconoscimento di essere cattolico e nell'unica Chiesa di Cristo, deve sottostare all'insegnamento degli Apostoli e dei loro Successori.

 

Chiarito questo aspetto veniamo agli eventi storici sul Battesimo ai bambini.

C'è un altro aspetto da chiarire.

Quando si discute con i pentecostali, i protestanti in genere, ma anche con non pochi cattolici che rifiutano di battezzare i propri figli da piccoli, tendiamo sempre a farci soffocare dal metodo usato dai negatori di questo dono ai bambini. Lasciamo a loro di manipolare la Scrittura come vogliono, estrapolare singole frasi e su queste provare come la Chiesa sbaglia, non ne ricavano un ragno dal buco.

Se il Signore ci ha detto che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce, e se ci ha suggerito di essere astuti come serpenti e docili come colombe, un motivo ci sarà, non credete?

Perché non impariamo il metodo dei Padri così tanto fruttuoso come ci insegna lo stesso sant'Agostino?

E' vero che anche sant'Agostino usa prendere le frasi dalle Scritture, ma alla base dei suoi ragionamenti non sta la spiegazione del singolo verso citato, bensì c'è la Tradizione, l'insegnamento della Chiesa che spiega, semmai, il verso estrapolato.

La nostra tendenza oggi è quella di usare lo stesso metodo protestante: il Sola Scriptura.... e su questa linea è ovvio che non ne usciamo fuori, le discussioni si animano perché non è la Tradizione che scaturisce ma le nostre interpretazioni, che per quanto giuste possano essere, diventano una battaglia a suon di versetti biblici contro altre interpretazioni. Diventa così uno scontro improduttivo e logorante.

E' importante insistere sul vero metodo che dobbiamo usare per essere davvero utili alla Chiesa e alla nuova evangelizzazione.

Sant'Agostino insegna che non dobbiamo preoccuparci di convincere gli altri delle nostre ragioni, ma che dobbiamo "seminare" la speranza che è in noi, il metodo della Chiesa è quello della semina, quello degli eretici è il metodo della contestazione; loro - spiega sant'Agostino - vogliono convincerci che la Chiesa ha torto, noi dobbiamo dimostrare solo di quanto la semina della Chiesa porta frutto.

E Papa Francesco ci ha appena ricordato quale è questo metodo: non la Scrittura soltanto, ma la Scrittura insieme alla Tradizione.

Quindi cerchiamo di avere come base teologica e catechetica quella del Documento firmato da Giovanni Paolo II nel 1980 e promulgato dalla CdF: Istruzione del Battesimo sui bambini, dal quale andremo ad attingere alle fonti indiscutibili, che se poi altri non accettano non è un problema nostro, vediamo noi piuttosto di imparare bene le cose come stanno, di renderci testimoni della vera Tradizione (=trasmettere) e di mettere in pratica quanto i Santi hanno insegnato e trasmesso.

 

Veniamo così agli accenni storici: . Sia in Oriente che in Occidente la prassi di battezzare i bambini è considerata una norma di tradizione immemorabile. Origene, e più tardi S. Agostino, la ritengono una « tradizione ricevuta dagli Apostoli ». S. Ireneo nel secondo secolo ci dimostra come la prassi del Battesimo ai bambini sia amministrazione ordinaria tanto da non fare notizia. Nel terzo secolo cominciamo ad avere del materiale più dettagliato anche perché arricchito dalla presenza dei Sinodi e così S. Cipriano, partecipando ad un Sinodo dei vescovi africani, afferma che « non si può negare la misericordia e la grazia di Dio a nessun uomo che viene all'esistenza »; e lo stesso Sinodo, richiamandosi all'« uguaglianza spirituale » di tutti gli uomini « di qualsiasi statura ed età », decretò che si potevano battezzare i bambini « già dal secondo o terzo giorno dopo la nascita ».

E' importante sottolineare che la Chiesa, specialmente dal Concilio ultimo, insiste non sul concetto di "obbligo" ma di dovere, non obbligare ma responsabilizzare, usare fede e ragione insieme per comprendere l'importanza non soltanto di battezzare i bambini, ma di imparare ed accettare anche tutto il resto del corpo dottrinale insieme, naturalmente, ai Dieci Comandamenti.

In passato il concetto di "obbligare" ha spesso causato dei rigetti o addirittura una apprensione innaturale verso certi Sacramenti e così, nel Quarto secolo vediamo un regresso del Battesimo ai bambini perché a quell'epoca, infatti, quando gli stessi adulti differivano la loro iniziazione cristiana, nel timore delle colpe future e nella paura della penitenza pubblica, molti genitori rinviavano, per gli stessi motivi, il battesimo dei loro bambini.

Questo periodo va compreso meglio: siamo al tempo dei "lapsi" che letteralmente significa "scivolati-caduti" ed erano quei cristiani che a causa delle lunghe ed estenuanti persecuzioni, cedevano alla paura e finivano per abiurare alla fede cristiana pur di salvare se stessi o i propri familiari dalla ferocia dei nemici. Il problema è che all'epoca, per ritornare nella Chiesa, si doveva confessare pubblicamente il proprio peccato e spesso la comunità stessa non perdonava questi pentiti e perciò, per evitare umiliazioni e maltrattamenti, finivano per allontanarsi del tutto. Si giunse così a discutere se fosse stato necessario "ribattezzare" gli apostati e anche se non fosse arrivato il momento di rendere la confessione meno pubblica e più personale, privata.... la Chiesa che è MADRE.... comprese che forse non era il caso che tutta la comunità giudicasse i peccati altrui  con il rischio per altro che non li avrebbero più perdonati, mentre è dogma di fede che la Chiesa può rimettere tutti i peccati senza alcuna eccezione, in tal modo si afferma così anche la confessione auricolare, ossia privata.

Così, alla fine del IV secolo viene opposto alle dottrine pelagiane l’antico uso di battezzare i bambini, allo stesso modo che gli adulti, « per la remissione dei peccati ». Tale uso — come avevano rilevato Origene e S. Cipriano già prima di S. Agostino — confermava la fede della Chiesa nell’esistenza del Peccato Originale, e di conseguenza appariva ancora più evidente la necessità del battesimo dei bambini. In tal senso intervennero i Papi Siricio e Innocenzo I ; in seguito il Concilio di Cartagine del 418 condanna « coloro che negano che si debbano battezzare i bambini appena usciti dal seno materno » e afferma che « in virtù della regola della fede » della Chiesa cattolica circa il peccato originale « anche i più piccoli, che non hanno ancora potuto commettere personalmente alcun peccato, sono veramente battezzati per la remissione dei peccati, perché mediante la rigenerazione sia purificato in essi ciò che hanno ricevuto dalla nascita ».

 

Se notiamo bene le dispute con i pentecostali, ma anche con certi cattolici non ben formati, scopriamo che alla base della loro negazione del Battesimo ai bambini non stanno le Scritture da loro estrapolate e citate, ma la negazione del Peccato Originale così come lo insegna la Chiesa Cattolica da sempre.

Se non si riconosce e non si accetta la dottrina sul questo Peccato d'origine, sarà impossibile comprendere per loro l'urgenza di dare il Battesimo ai bambini.

Il Concilio di Vienne, nel 1312, fa un altro passo avanti e sottolinea che « nel battesimo vengono conferite, sia ai bambini che agli adulti, la grazia informante e le virtù » e non viene solo rimessa la colpa originale.

Il Concilio di Firenze, nel 1442, riprende coloro che vogliono differire questo Sacramento, e ammonisce che « si deve amministrare quanto prima possibile » il battesimo ai neonati, « mediante il quale sono sottratti al potere del demonio e ricevono l’adozione a figli di Dio » .

 

Come vediamo, nel corso dei secoli, non è che la Chiesa ha aggiunto delle novità alla Scrittura, ma al contrario ha preso la Scrittura sempre di più per confermare la validità del suo insegnamento dottrinale!

Infatti, giunti al Concilio di Trento la Chiesa rinnova la condanna del Concilio di Cartagine e, richiamandosi alle parole di Cristo a Nicodemo, dichiara che « dopo la promulgazione del Vangelo » nessuno può essere giustificato « senza il lavacro di rigenerazione o il desiderio di riceverlo ». Fra gli errori colpiti da anatema dal Concilio si trova l’opinione degli Anabattisti, secondo i quali era meglio « omettere il loro battesimo (dei bambini) piuttosto che battezzarli, siccome non credono con un atto personale, nella fede della Chiesa »...

Così , anche il Papa Paolo VI, tanto per citare il nostro secolo e l'ultimo Concilio, molto opportunamente, ha richiamato solennemente l’insegnamento bimillenario su questo punto, dichiarando che « il battesimo deve essere amministrato anche ai bambini che non hanno ancor potuto rendersi colpevoli di alcun peccato personale, affinché essi, nati privi della grazia soprannaturale, rinascano dall’acqua e dallo Spirito Santo alla vita divina in Gesù Cristo ».

Sono Duemila anni che la Chiesa insegna la medesima dottrina e sono secoli che la Chiesa deve combattere e spiegare a quanti si ribellano al suo insegnamento.

Senza dubbio che quanto abbiamo esposto non esaurisce l'argomento tanto ricco e vasto sull'importanza di questo Sacramento ai bambini, ma certamente risponde sufficientemente agli errori propagati dalle varie eresie, specialmente a quanti negano alla Chiesa primitiva l'uso di dare il Battesimo ai bambini; ciò è falso, e non serve a nulla  discutere a suon di frasi estrapolate dalla Scrittura se si vuole volutamente ignorare la Tradizione.

Il Battesimo non toglie solamente i peccati commessi dagli adulti prima della loro conversione a Cristo, ma toglie il Peccato Originale, è un dono gratuito di Cristo che ci rende "figli adottivi", infonde le grazie e le virtù, ci associa quale membra del Corpo mistico di Cristo, la Chiesa, nella catechesi dei Santi Padri infatti e nell’insegnamento dei Dottori della Chiesa: il battesimo è manifestazione del preveniente amore del Padre, partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita nello Spirito; esso fa entrare gli uomini nell’eredità di Dio e li aggrega al Corpo di Cristo, che è la Chiesa.

Dove sta scritto, piuttosto, che i bambini sono esclusi da tutto questo?

In tale prospettiva - spiega il testo che stiamo citando - l’avvertimento di Cristo nel Vangelo di S. Giovanni: « Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio », deve essere inteso come l’invito di un amore universale e infinito; sono le parole di un Padre che chiama tutti i suoi figli e vuole il loro sommo bene. Questo appello irrevocabile e pressante non può lasciare l’uomo indifferente o neutrale, perché egli non può realizzare il suo destino se non accogliendo tale appello.

(..) Infatti in base alle parole di Gesù a Nicodemo essa « ha sempre ritenuto che i bambini non debbano essere privati del battesimo ». Quelle parole hanno, in realtà, una forma così universale e assoluta, che i Padri le hanno giudicate atte per stabilire la necessità del battesimo, e il Magistero le ha applicate espressamente al caso dei bambini:  anche per essi questo Sacramento è l’ingresso nel Popolo di Dio  e la porta della salvezza personale....

 

Come vediamo il metodo usato dalla Chiesa fin dai Padri non è semplicemente quello di confutare frase per frase le estrapolazioni dalle Scritture, ma il così " deve essere inteso ", quella Tradizione che non solo scriveva ma dettava a voce e tutta la comunità doveva imparare la giusta ermeneutica, la corretta interpretazione che ci riporta allo stesso metodo usato dagli Apostoli citati all'inizio: "Abbiamo saputo che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi. Abbiamo perciò deciso tutti d'accordo di eleggere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi queste stesse cose a voce. Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi, di non imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie..."

(At.15,24-28).

E' impossibile confutare le accuse che ci vengono rivolte se, chi accusa, rifiuta questo metodo che la Chiesa ha sempre mantenuto costante e fedele nelle dispute dottrinali.

Perciò, mediante la sua dottrina e la sua prassi fedele alla Tradizione, la Chiesa ha  sempre dimostrato con dovizia di particolari, di non conoscere altro mezzo, al di fuori del Battesimo, per assicurare ai bambini l’accesso alla beatitudine eterna: per cui si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far « rinascere dall’acqua e dallo Spirito » tutti coloro che possono essere battezzati. Quanto ai bambini morti senza il Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come fa nel rito delle esequie disposto per essi...

 

Qui è necessario spendere due parole sul famoso Limbo.

E' stato cancellato, cambiato? Quindi la Chiesa ha modificato una dottrina?

Nulla di tutto ciò, il Limbo non è mai stata una dottrina né un dogma, ma una constatazione teologica davanti al dramma di un bambino che morendo senza il Battesimo, lo sostiene la Scrittura, non avrebbe alcun diritto di accedere direttamente in Paradiso.

Il fatto che i bambini non possano ancora professare personalmente la loro fede non impedisce alla Chiesa di conferire loro questo Sacramento, poiché in effetti li battezza nella propria fede. Questo punto dottrinale era già chiaramente fissato da S. Agostino, il quale scriveva: « I bambini sono presentati per ricevere la grazia spirituale, non tanto da coloro che li portano sulle braccia (benché anche da essi, se sono buoni fedeli), quanto dalla società universale dei santi e dei fedeli… È tutta la Madre Chiesa dei santi che agisce, poiché essa tutta intera genera tutti e ciascuno ».

S. Tommaso d’Aquino, e dopo di lui tutti i teologi, riprendono lo stesso insegnamento: il bambino che viene battezzato non crede da solo, con un atto personale, ma tramite altri, attraverso « la fede della Chiesa che gli è comunicata ».

 

Ma non c'è stato un documento di recente che ha "abolito" il Limbo?

NO! Non si può abolire qualcosa che non è dichiarato dottrinalmente o dogmaticamente. Le cose sono assai ben diverse da quelle riportate dai giornali di allora che subito dichiararono "la Chiesa ha abolito il Limbo".

Il Documento di cui parliamo si intitola: La speranza della salvezza, emanato dalla Commissione Teologica internazionale.

Già il titolo ci fa capire che non c'è stata alcuna abolizione, ma semmai è stata aggiunta una specificazione.

Il Documento dice testualmente:

" Questa teoria (del Limbo), elaborata da teologi a partire dal Medioevo, non è mai entrata nelle definizioni dogmatiche del Magistero, anche se lo stesso Magistero l’ha menzionata nel suo insegnamento fino al Concilio Vaticano II. Essa rimane quindi un’ipotesi teologica possibile...."

Che cosa è cambiato allora con il Documento? Leggiamo testualmente:

"Riflettendo sul tema della sorte dei bambini che muoiono senza Battesimo, la comunità ecclesiale deve sempre ricordare che Dio è, a rigor di termini, il soggetto, più che l’oggetto, della teologia. Primo compito della teologia è quindi l’ascolto della Parola di Dio. La teologia ascolta la Parola di Dio espressa nelle Scritture, al fine di trasmetterla amorevolmente a ogni persona. Tuttavia sulla salvezza di coloro che muoiono senza Battesimo, la Parola di Dio dice poco o niente. (..)

In secondo luogo, e in considerazione del principio lex orandi lex credendi, la comunità cristiana prende nota del fatto che nella liturgia non si fa alcun riferimento al limbo. In effetti la liturgia comprende la festa dei Santi Innocenti, che vengono venerati come martiri, nonostante non siano stati battezzati, perché sono stati uccisi «per Cristo» . (..)

La Chiesa affida alla misericordia di Dio quei bambini che muoiono senza Battesimo. Nell’Istruzione sul Battesimo dei bambini del 1980 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha ribadito che, «quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro» . Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) aggiunge che «la grande misericordia di Dio che vuole salvi tutti gli uomini [1 Tm 2,4], e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite” (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo» (..)

In terzo luogo, la Chiesa non può fare a meno di incoraggiare la speranza della salvezza per i bambini morti senza Battesimo per il fatto stesso che «essa prega perché nessuno si perda» , e prega nella speranza che «tutti gli uomini siano salvati» (..)

Infine, nel riflettere teologicamente sulla salvezza dei bambini che muoiono senza Battesimo, la Chiesa rispetta la gerarchia delle verità e quindi comincia col riaffermare chiaramente il primato di Cristo e della sua grazia, che ha priorità su Adamo e il peccato. Cristo, nella sua esistenza per noi e nel potere redentore del suo sacrificio, è morto e risorto per tutti. Con tutta la sua vita e il suo insegnamento ha rivelato la paternità di Dio e il suo amore universale. Se la necessità del Battesimo è de fide, devono invece essere interpretati la tradizione e i documenti del Magistero che ne hanno riaffermato la necessità.

È vero che la volontà salvifica universale di Dio non si oppone alla necessità del Battesimo, ma è anche vero che i bambini, da parte loro, non frappongono alcun ostacolo personale all’azione della grazia redentrice. D’altra parte il Battesimo viene amministrato ai bambini, che non hanno peccati personali, non solo per liberarli dal peccato originale, ma anche per inserirli nella comunione di salvezza che è la Chiesa, per mezzo della comunione nella morte e resurrezione di Cristo (cfr Rm 6,1-7). La grazia è totalmente gratuita, in quanto è sempre puro dono di Dio. La dannazione, invece, è meritata, perché è conseguenza della libera scelta umana. Il bambino che muore dopo essere stato battezzato è salvato dalla grazia di Dio e mediante l’intercessione della Chiesa, con o senza la sua cooperazione..."

 

Alla luce di questi ulteriori chiarimenti, aggiunge il testo: "Ci si può chiedere se il bambino che muore senza Battesimo, ma per il quale la Chiesa nella sua preghiera esprime il desiderio di salvezza, possa essere privato della visione di Dio anche senza la sua cooperazione..."

E' una domanda legittima che la Chiesa si pone proprio perché la Scrittura non da una risposta chiara in materia. Questo è il punto!

Per questo lo stesso Documento sottolinea che:  Essa rimane quindi un’ipotesi teologica possibile.... ma non è mai stata una dottrina, né un dogma.

 

E' fondamentale per noi interpretare con la Chiesa la Scrittura, San Paolo a Tito cap. 3

dice:

"Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo,  effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, perché giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna...."

I protestanti (e così una certa teologia progressista) danno evidentemente un significato diverso al termine lavacro usato da Paolo. In verità come ben si legge è per questo lavacro(=Battesimo) che siamo salvati e non per la fede in sè stessa che si acquista nel crescere... essa è "dono" non emanazione nostra.

 

San Paolo specifica "per sua misericordia", questo è ciò che chiamiamo "dono", ed ecco che il Catechismo da molti citato sulla questione del Limbo riporta come "ultima istanza", appello se vogliamo, la giustizia di Dio e la sua Misericordia per tutti quei bambini ai quali "per una ingiustizia umana", vedasi i genitori che rifiutano di dare loro questa grazia, per una sorte avversa o per altro come la gravità il martirio dell'aborto, non è dato questo lavacro di salvezza, senza il quale  non si viene rigenerati, non si viene innestati nella vite, non si viene associati alla Comunione dei Santi in Cristo, non si viene "rivestiti di Cristo".

 

Dunque, questa "ipotesi teologica" sul Limbo ha, tutto sommato, una sua ragione di esistere che parte sempre da quella Misericordia che trovarono i Padri conciliari a Firenze proprio per richiamare l'urgenza degli adulti verso il Battesimo da dare ai bambini, possiamo dire che il richiamo al Limbo deve spronarci invece a maturare in noi la coscienza nel dare ai bambini il Battesimo quanto prima possibile per non privarli della grazia, per non privarli di quel "rivestirsi di Cristo".

Diversamente la discussione sul Limbo si o no, verrebbe tenuta in piedi da coloro che vorrebbero giustificare la scelta di tanti incoscienti genitori che rifiutano di dare il Battesimo ai propri figli piccoli.

 

Per concludere.

La Chiesa stessa insegna che morendo esistono tre realtà: il Paradiso, l'Inferno e il Purgatorio il quale smetterà di essere quando il Signore ritornerà alla fine dei tempi con il Giudizio Universale.

Quindi il Limbo non fa parte di alcun dogma di fede perché non in sé neppure un luogo.

Tuttavia, se il Battesimo è necessario alla salvezza come insegna la Scrittura, ne consegue che i bambini, che non hanno ricevuto il Battesimo sacramentale, sempre secondo la Scrittura non possono accedere al Paradiso, pagando così le conseguenze del Peccato Originale, poiché però anche in questo caso la Scrittura non specifica la sorte di queste Anime che non andrebbero né all'inferno né al Paradiso ma nemmeno al Purgatorio, giacché non hanno potuto esprimere la loro scelta, ecco che la Chiesa ha trovato il "limbo" che suona per altro come il "non luogo" e che letteralmente significa "lembo-orlo" come a cercare una via d'uscita ad una situazione che la Scrittura non chiarisce.

Occorre dire che vi è anche un'altra tesi usata dalla Chiesa, che vede il limbo come propaggine-lembo del Paradiso. Per cui i bambini, sono all'ultimo grado della beatitudine, salvati per così dire in extremis dalla misericordia divina. Non si sa però su quali basi agisca questa misericordia, giacché il Peccato Originale, in ogni caso, c'è e ciò che è certo della Scrittura è che per salvarsi occorre essere battezzati oppure, se adulti e incolpevoli di un rifiuto della grazia perché non la si è incontrata e si è morti senza battesimo, ci si può salvare se in vita ci si è sforzati di essere coerenti con le leggi divine e sui dieci Comandamenti.

L'umanità è corrotta perché si nasce corrotti,  necessita quindi di essere redenta in Cristo. Tuttavia se nemmeno il battesimo serve a redimere lo stato di peccato ereditato dai progenitori, perché ci si salverebbe con o senza, a che pro un Dio che si incarna e muore?

Il Documento stesso ammonisce ad evitare di pensare al Peccato Originale come una cosetta da niente, o una cosa veniale, o una cosa che Dio perdona. L'unico perdono possibile è Cristo, il che necessita il Battesimo e poi anche gli altri Sacramenti. Il Peccato Originale è una vera colpa, non una pena. L'unica differenza con le colpe attuali (ossia poste in atto) è che queste sono atti personali (pensati e voluti), quello no. Per il resto, nulla cambia della gravità e della realtà. Per questo lo stesso Testo sollecita ad una corretta informazione sul Battesimo e sulla necessità a che esso venga dato ai propri figli quanto prima.

"Cos'e' il peccato originale? È sostenibile questa dottrina, oggi? Esiste o no il peccato originale?". Per Benedetto XVI, all'Udienza del 3 gennaio 2008, il peccato originale e' una realtà, ma non esiste in se stessa: esso e' "inscindibilmente connesso con il dogma della salvezza e della libertà in Cristo. Non bisogna mai trattare il peccato di Adamo e dell'umanità in modo separato, senza comprenderlo nell'orizzonte della giustificazione in Cristo". Tanto che Paolo "accenna al peccato di Adamo solo per dimostrare la centralità della Grazia" e arrivare a dire che "dove abbondò il peccato, sovrabbondò la Grazia".

C'e' dunque una contraddizione nell'uomo, e "da questo potere del male sulle nostre anime si e' sviluppato il fiume sporco del male, che avvelena la storia umana". Ma - continua Benedetto XVI - "questa contraddizione deve provocare, e provoca anche oggi, il desiderio della redenzione, che il mondo sia cambiato".

 

In definitiva la Chiesa insegna ciò di cui è certa: essa è certa della salvezza dei bambini solo se vengono battezzati.

Infatti per entrare in Paradiso, che è una realtà di ordine soprannaturale, è necessario essere rivestiti della realtà soprannaturale della grazia.

Ora la grazia viene data in maniera ordinaria e certa nei sacramenti.

Fuori dei sacramenti – stante la volontà salvifica universale di Dio - abbiamo molte speranze che Dio accordi la sua grazia ai bambini che muoiono prima del battesimo, ma non abbiamo la certezza della loro salvezza.

Non possiamo dimenticare che Gesù ha detto: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5).

Parlando di acqua e di Spirito, Gesù si riferisce al sacramento del battesimo, non può dunque Egli contraddirsi.

Ed è per questo che la Chiesa da sempre ha chiesto di battezzare i bambini al più presto. Questa è la via ordinaria. Quanto alle vie straordinarie che certamente ci sono e la stessa Chiesa le auspica e le supplica anche nella Preghiera e nella Messa, non possono diventare dottrine se la Scrittura non le chiarisce e la Tradizione non le ha mai insegnate.

 

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