Il vero "potere" della Chiesa

14.12.2012 11:37

Paolo VI disse: “L’interesse per il rinnovamento conciliare da molti è stato rivolto all’accettazione delle forme e dello spirito della Riforma protestante” (15.1.1969).
“Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia” (Intervista a G. Guitton, Paolo VI segreto).   

Don Divo Barsotti è un anziano prete, scrittore e fondatore di un istituto secolare, tanto stimato da Paolo VI da volerlo come predicatore nei suo esercizi spirituali nella Quaresima del 1971, in pieno caos contestatario.
Disse in una intervista: “Ci sono oggi teologi che credono possibile superare i dogmi; si impegnano in “riletture” che in realtà ne svuotano i contenuti. È vero, è indispensabile aprirsi ai valori di altre culture diverse dalla latina, ma ciò non significa un “pluralismo teologico” come l’intendono in tanti: il Cristo è colui che assume ciò che c’è di buono e di valido ovunque, ma lo incorpora, lo trasforma, lo fa inconfondibilmente suo, in quel corpo che è la Chiesa. Al termine del processo di “apertura” non c’è la divisione, non c’è neppure il pluralismo: c’è l’unità...
La fede è poi minacciata da teologi intimoriti: c’è il complesso d’inferiorità dei latini verso ciò che è scritto in tedesco; c’è il complesso d’inferiorità della cultura cristiana verso quella laica, per cui si prende sul serio ogni sproposito che venga dall’incredulità o dall’agnosticismo, senza controbatterlo in nome della verità, come sarebbe doveroso.
Paura anche dell’impopolarità, per cui certuni riducono il vangelo a ciò che (presumono) si aspetta la gente, dimenticando che Gesù stesso ha voluto deludere il suo popolo. La purezza sessuale, la penitenza, la vita eterna: temi che si evitano ormai nella predicazione, per timore di non riuscire abbastanza “simpatici”.
Ma che ce ne faremo di un cristianesimo così? La carità non è filantropia: questa mette al primo posto l’uomo, quella l’uomo anch’essa, ma per amore di Dio. E ciò cambia tutto” (V. Messori, Inchiesta sul cristianesimo).

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Nel 1971, Don Barsotti, fu chiamato in Vaticano a predicare gli esercizi spirituali di inizio Quaresima al Papa Paolo VI e alla curia romana.
Nelle prediche toccò il tema del potere di Pietro e disse - come poi ricordò nei suoi diari - che “la Chiesa ha un potere coercitivo perché Dio glielo ha affidato, e allora deve usarlo. In quegli anni infatti nella Chiesa dilagava l’anarchia e nelle chiese del Nord Europa ci si faceva beffe del Santo Padre“. Per “potere coercitivo“
Barsotti intendeva l’affermazione della verità e la condanna dell’errore, esattamente ciò che il Concilio Vaticano II e gran parte della gerarchia cattolica dopo
di esso avevano rinunciato a fare, come egli disse e scrisse più volte: una rinuncia “che praticamente negava l’essenza stessa della Chiesa”.
Di Giovanni Paolo II Barsotti era convinto ammiratore, per lo stesso motivo per il quale l’intellighenzia cattolica lo svalutava: “Ciò che maggiormente ci ha fatto capire che Cristo è presente in questo Papa è l’esercizio di un magistero che, più dell’ultimo Concilio, ha confermato la verità e ha condannato l’errore”.
Un Papa che “ha sempre insegnato l’esclusività della fede cristiana: solo Cristo salva”.
(fonte: www.fedeecultura.it )

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Ricordiamo la Ad Tuendam fidem del 1998 con la quale Giovanni Paolo II inserì nel Codice di Diritto Canonico i seguenti due articoli:

Can. 750 - § 1. Per fede divina e cattolica sono da credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o tramandata, vale a dire nell'unico deposito della fede affidato alla Chiesa, e che insieme sono proposte come divinamente rivelate, sia dal magistero solenne della Chiesa, sia dal suo magistero ordinario e universale, ossia quello che è manifestato dalla comune adesione dei fedeli sotto la guida del sacro magistero; di conseguenza tutti sono tenuti a evitare qualsiasi dottrina ad esse contraria.
§ 2. Si devono pure fermamente accogliere e ritenere anche tutte e singole le cose che vengono proposte definitivamente dal magistero della Chiesa circa la fede e i costumi, quelle cioè che sono richieste per custodire santamente ed esporre fedelmente lo stesso deposito della fede; si oppone dunque alla dottrina della Chiesa cattolica chi rifiuta le medesime proposizioni da tenersi definitivamente.

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Oggi assistiamo, purtroppo, ad una crescente mistificazione della Fede Cattolica, non solo ad una sua forma di protestantizzazione, ma persino ad una sua secolarizzazione, relativismo, sincretismo religioso e persino culturale. Sovente ci troviamo di fronte a sacerdoti impreparati sulla Dottrina della Chiesa, e a Vescovi che non vigilano, che raggiungono compromessi con quella "politica corretta" per timore di offendere, o forse perchè non sono più in grado di distinguere la verità dall'errore.
Gli esempi sono tanti e non compete a noi stilare delle liste, ognuno esamini se stesso.